

C'è una meravigliosa creatura.
Si aggira per il mondo con il suo sacco sulle spalle, portandosi appresso pochissime cose. Da buon spirito libero non necessita di chissà che. Giusto qualche libro e una manciata di ricordi.
Lei vive, combatte, corre ma cammina poco, perchè camminare non la coinvolge troppo.. ma correre, correre sì. Sente il vento.
Ha coraggio. Il coraggio di porsi davanti a se stessa nuda, senza veli. Ipocrisie e false verità le lascia ad altri. Lei ha il coraggio di chi si gusta fino in fondo ogni attimo, non risparmiandosi nulla.
C'è al mondo questa meravigliosa creatura...
... così sensuale (e non consapevole della sua sensualità)...
... così vitale (che si sente così spenta, a volte)...
... così caparbia (e insicura).
C'è una donna che sa essere decisa e incerta in una maniera commovente. Che si sente smarrita anche se in realtà saprebbe quale strada seguire. Che teme di non riuscire.
E poi ci sono io, che la guardo e ammiro. E guardandola penso.. è davvero una meravigliosa, meravigliosa creatura.

(Spargi i tuoi petali di rosa. Saprà seguire la strada. E capire che tutto di te, tutto, ne vale la pena.)
Piove. Da settimane ormai. Non fa altro che piovere. Ha scocciato un pò tutti sta pioggia. Siamo a rischio alluvione. E non è affatto divertente. Ricordo che da piccola avevo degli stivaletti gialli, proprio giallo canarino, e con quelli (e solo quelli) mi era permesso saltare nelle pozzanghere. Li mettevo e correvo in cortile, ma non sempre saltavo da una pozza d'acqua all'altra. Un giorno mio nonno mi disse - "finalmente hai gli stivaletti.. che fai lì ferma a guardare la pioggia? non salti nell'acqua?". Mia risposta (emblematica, ripensata oggi) - "non mi interessa farlo per forza. Mi basta sapere di poterlo fare".
A volte mi sembra di avere l'amaro in bocca. Metaforicamente parlando. Mi sembra di avere qualcosa lì sulla punta della lingua, e di doverlo dire per forza. E alla fine non lo dico. E va a capire perchè.. anzi, un pò il perchè lo capisco, ripensandoci bene. Prendi sto periodo. C'è qualcosa che non mi va tanto, qualche atteggiamente che mi mette lo scazzo addosso. Come risolvere la cosa? Parlandone ovviamente (mi sembra di sentire la voce di mia madre.. "dialogo, ci vuole dialogo!"). Il fatto è che.. non va. Così proprio non va. Per quale caspita di motivo se sbaglio devo andare dalle persone a cui ho fatto il torto (giustamente) e se il torto mi viene fatto.. devo sempre andare io? Chi ha deciso che in ogni caso e situazione è compito mio sollevare il polverone perchè nessun'altro (nessuno mai!) ha il coraggio (o la voglia) di farlo? Ecco, per una volta me ne sono rimasta ferma al mio posto, senza intervenire e inseguire chi di me non ha considerazione. Cosa mi sono sentita dire dalla donna che mi ha messa al mondo? Una sola parola. "Immatura". E vabbè..
Arriva il weekend. Un pò mi fa felice la cosa, un pò no. Perchè, diciamocela tutta, ho sempre odiato la Domenica. Secondo il Signore è giorno di riposo, per me è giorno di nervoso. Non rientra negli scopi della mia giornata andare in Chiesa (non c'è mai rientrata questa cosa a dire il vero), non rientra l'incontrarmi con parentado vario perchè è un periodo un pò così, non rientra incontrarmi con amici perchè hanno sempre tutti un sacco di cose da fare (tra l'altro.. che cavolo hanno da fare tutti di domenica? Io mi annoio sempre tremendamente).. insomma, avanzava sta giornata inutile e chissà chi ha deciso di chiamarla 'Domenica'. Sempre la mia filosofica madre, prima mi fa "beh.. perchè tu affronti la domenica male.. è giorno di riposo, riflessione, preghiera..". L'ho guardata e le ho risposto in tutta sincerità: "per me è giorno di scazzo cosmico.. secondo te ci vado lo stesso in paradiso?". E al complimento di prima (immatura) ci ha aggiunto un "blasfema". Amen.

Ci sono pensieri che nascono consapevoli di dover morire immediatamente. Altri che sotto sotto, si rendono conto di tracciare un percorso.
Ci sono pensieri che non fanno in tempo ad essere formulati che già assumono la corposità di un oggetto reale. Altri che allo stato concreto non ci arriveranno mai.
Ci sono pensieri che non rimangono solo pensati, ma diventano azione. Altri che nascono senza una precisa causa, e diventano un percorso di vita.
Mi è capitato a volte di buttarla lì un'idea, credendoci meno di zero. Capita a volte no? Qualcosa nasce così e poi ti cambia dentro. Non sai come e non sai perchè, ma sai che lo fa. E penso rientri nella natura umana non accettare la cosa. Perchè vogliamo sempre capire, scomporre e analizzare tutto. Per lo meno, le donne funzionano così. E io non son da meno.
Caspita, a volte vorrei per davvero tornare indietro e rivivere dei momenti per capire dov'è l'inghippo. Rianalizzare la scena obiettivamente e trovare la marcia inserita in modo diverso. Così potrei darmi una spiegazione del perchè di certe cose, e magari riscrivere il finale.
Ma i pensieri.. quelli.. riuscirei a fermarli?

"Capisco quel che intendevi". Questo il commento ricevuto al mio post precedente. Ecco, l'ho letto e ho sorriso. E ho capito. Capito che è questo che mi manca spesso.. non sento questa frase. Quasi mai.
Chiedimelo di nuovo cos'è che mi manca. Finalmente, stavolta, ti saprò rispondere.
Non si tratta di non aver nulla da dire. Piuttosto di idee ce ne sono tante, troppe. Mi soffermo spesso a riflettere durante le mie giornate. I pensieri possono andare da qualcosa di generico, come il senso della vita, allo specifico, come qualcuno che amo. L'altro giorno ho detto ad A. che ogni tanto penso di voler essere qualcosa di fisso, come una colonna, o una statua. Per passare il tempo ad osservare la vita stando immobile, semplicemente vivendola attraverso gli sguardi degli altri che, tutt'altro che fermi, la vivono davvero. Perchè - ho aggiunto - forse la vita la viviamo senza capirla, ci siamo troppo dentro. E quando sei dentro una cosa non la vedi nella sua interezza. Mi ha guardata dicendo "sei strana" che nascondeva un dubbio di follia.
Poi ho aggiunto che altre volte vorrei essere qualcosa di suo, come una maglia, la sua preferita. Per potergli stare addosso, catturare l'odore della sua pelle e delle sue giornate. Perchè amo il suo profumo, ma sono separata da lui, così ciò che percepisco è modificato dal mio corpo per esser recepito in diverso modo. Invece se fossi una cosa, mi impregnerei del suo odore, quello reale, e saprei veramente quanto sa di buono. Mi ha riguardata sorridendo. E l'ho capito cos'ha pensato.

Se pensassi di poterti perdere forse rifarei tutto lo stesso, o forse mi bloccherei in uno stato di stasi e lascerei andare tutto. Come quando sono al mare e scrivo sulla sabbia. L'ho sempre fatto apposta.. scrivere propio lì dove le onde possono arrivare a cancellare tutto. Perchè sono così, sono proprio io. Sempre in fuga. Vivo la vita come se non togliessi mai le scarpe da ginnastica. Sempre pronta a correre. A volte non mi capisco da sola, altre temo che siano gli altri a non capire me. E poi mi chiedo se tu, almeno tu, hai capito. Hai capito che sono fatta di forti emozioni e sentimenti, di cuore che pulsa e mani che sudano. Hai capito che posso amare alla follia lo stesso, nonostante tutti i miei "se" e i miei "ma". Capito che.. ma tu, hai capito davvero? Perchè me lo sento sempre lì il tuo sguardo, pronto a captare ogni mio movimento. Allora ti chiedo una cosa, lo devo fare, per me e per te. Ti chiedo di star tranquillo. Di lasciarmi libera di essere come sono, semplice e complicata allo stesso tempo ("un pò come tutte le donne" direbbe mio padre). Di lasciarmi avvicinare all'uscita di sicurezza senza vedere la tua angoscia dietro uno sguardo triste. Perchè dare la possibilità di essere liberi vuol dire amare per davvero, "amare" che è diverso da "legare". Se tu a quell'uscita mi ci lasci avvicinare, non vuol dire che io attraversi la soglia. Anzi, sicuramente non lo farò, perchè ci tengo, perchè ho costruito la mia vita accanto alla tua. E chissà che un giorno, dopo anni insieme, smetterai di chiedermi perchè scrivo sulla sabbia così vicino alle onde. Saprai che io sono fatta così, come una farfalla nel vento.

Ci sono storie che nascono così. Dal caso. Persone che dal caso tracciano i tratti decisivi del carattere. Avvenimenti che dal caso creano una traccia indelebile, un percorso da seguire. Ci sono incontri che per caso ci cambiano la vita. Ci sono parole e gesti che per caso colpiscono la nostra attenzione e ci rimangono impressi per sempre. Ci sono famiglie per un caso si sfaldano e amori che per il caso si plasmano. C'è il caso e poi c'è il proposito. La sai la differenza?

A volte mi viene da pensare che la vita è come una stazione. Ci sono tanti treni, alcuni per caso li prendiamo, altri li perdiamo in un soffio. Mi viene da pensare che io personalmente alcuni treni li ho fatti partire, anche se non mi sono risparmiata le classiche lacrime dell'addio. Poi però trovo il coraggio di salire su altri che lo so che cambieranno per sempre il mio futuro. Ma spesso è così: uno per caso perde il treno, e con il tempo si rende conto di essersi lasciato sfuggire l'occasione della vita.
Me la ricordo questa cosa. Sono sempre stata così. Sempre da sempre. Mentre faccio una cosa riesco ad esserne davvero contenta solo se ne ho già in programma un'altra. Bella ovviamente. Giocavo volentieri con le mie amiche in cortile, ma se sapevo che il giorno dopo questa cosa non sarebbe potuta avvenire, ecco che i miei giochi si svolgevano con un velo di tristezza di fondo. Pazzesco. Ed è così per qualsiasi cosa io faccia. Se esco il sabato sera e so già che il sabato dopo mancherà ad esempio il mio migliore amico, ecco che non mi godo la serata come si deve. Anche se è spettacolare. Niente da fare. Perchè devo sempre avere sto pensiero galoppante al poi, al domani, a quel che sarà. Questa cosa proprio non riesco a modificarla. Sono sempre stata così. Sempre da sempre.